“Il funzionamento del braccialetto elettronico è molto spesso incompatibile con i mezzi di trasporto delle persone: nel momento dell’allarme nei confronti di una persona, molto spesso la vittima si trova ad una distanza non compatibile con l’intervento delle forze dell’ordine. Dobbiamo coniugare questi due elementi dando un’allerta alla vittima, affinché sia in grado – nel momento in cui coglie questo momento di pericolo – di trovare delle forme di autodifesa, magari rifugiandosi in una chiesa o in una farmacia, in un luogo più o meno protetto”.
Queste sono state le parole pronunciate dal ministro della Giustizia, il 15 maggio scorso in Senato, durante il question-time sul problema del monitoraggio del braccialetto elettronico. E’ grave che lo Stato si arrenda di fronte alla propria inadeguatezza e alla mancata protezione delle vittime. Una postura che ci sembra come uno schiaffo a tutte le donne che vivono sotto minaccia di ritorsioni per aver denunciato violenze. Sono parole inaccettabili.
La prevenzione della ri-vittimizzazione delle donne, va affrontata col monitoraggio delle misure cautelari e l’efficacia degli interventi e non lasciandola all’approssimazione, suggerendo escamotage che nulla hanno a che vedere con un sistema strutturato ed adeguato. La protezione delle donne non può essere lasciata a cotanta colpevole e irresponsabile incompetenza. Queste affermazioni restituiscono alle donne l’idea che non esista un sistema capace di proteggerle dal rischio di reiterazione della violenza già subìta. Inoltre, vanificano anni di attività informativa e culturale con le quali si cerca di costruire percorsi di affrancamento dalla violenza. In questo modo le istituzioni restituiscono alla comunità, l’idea che la violenza e la sua ripetizione siano un destino ineluttabile per le donne. Le dichiarazioni del ministro della Giustizia sono state duramente criticate dall’associazione nazionale D.i.Re – donne in rete e dal Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna di cui Demetra è socia. Il ministro Nordio, purtroppo, ha dimenticato che la giovane Elisa Claps, venne assassinata nel settembre del 1993, nella chiesa della Santa Trinità, a Potenza. Il suo corpo rimase ben celato, per diciassette anni, proprio nel sottotetto dell’edificio religioso. Esempio meno appropriato non poteva essere fatto.
Le vittime di violenza devono essere protette dallo Stato. Consigli di Nordio, fuori luogo
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