Violenza sessuale: un fenomeno trasversale senza confini geografici

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Dopo la notizia dello stupro di gruppo avvenuto nel Parco di Villa Bellini, a Catania, da parte di un gruppo di giovani di nazionalità egiziana che hanno sequestrato una tredicenne mentre passeggiava con il suo ragazzo, è importante fare una riflessione profonda sulla persistenza della violenza maschile contro le donne nella nostra società e sul tipo di narrazione che continuano a farne i media. Da una parte la stampa distorce la narrazione del fenomeno rappresentando lo stupro come qualcosa legato al “bisogno” sessuale maschile, dall’altra pone l’enfasi sulla nazionalità degli autori di violenza. Questa volta si tratta di giovani egiziani e la lettura del fenomeno ne risulta distorta. 

A Catania è attivo il Centro antiviolenza Thamaia che, come Demetra, fa parte della rete nazionale D.i.Re. La presidente Anna Agosta è intervenuta sui fatti di Catania: “Un altro caso di violenza collettiva su una donna, uno stupro che ha la medesima struttura di ogni violenza maschile, nulla di questa storia a che fare con il sesso, ma ancora una volta con il potere che gli uomini esercitano sulle donne”. 

La violenza sessuale è un fenomeno antico ed è trasversale alle classi sociali e ai confini geografici. È facile identificarla come un fenomeno che riguarda culture “meno evolute” della nostra, ma purtroppo è facile cavalcare strumentalmente fatti come questi per fomentare razzismo o politiche securitarie. 

È fondamentale che la stampa e la televisione informino correttamente e responsabilmente anche evitando la spettacolarizzazione della violenza o qualunque elemento voyeuristico, e soprattutto si tutela la privacy della giovane vittima per prevenire traumi e vittimizzazioni ulteriori, derivanti dall’esposizione mediatica. Si può leggere la violenza maschile contro le donne nella sua verità, solo se si accantonano le battaglie ideologiche, se non si annebbia la vista con la ricchezza e lo status sociale dello stupratore. Si può combattere la cultura dello stupro se non si pensano le donne come un possesso da tutelare e nello stesso tempo da controllare. Una confusione e un fraintendimento che avviene in ogni altra parte del mondo.

In Germania, nel 2007, un giudice di Hannover, ridusse la condanna da sei a due anni, ad un italiano immigrato che aveva segregato e stuprato la compagna con la motivazione che “Si deve tenere conto delle particolari impronte culturali ed etniche dell’imputato. È un sardo. Il quadro del ruolo dell’uomo e della donna, esistente nella sua patria, non può certo valere come scusante ma deve essere tenuto in considerazione come attenuante”. Siamo sempre il sud di qualcun altro, e questo è relativo. Ma lo stupro è una realtà in ogni punto cardinale, viene commesso nel 98% dei casi da uomini, è un dato certo ed assoluto.

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