Il femminicidio di Giulia Cecchettin ci ha segnato

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Il femminicidio di Giulia Cecchettin, avvenuto a Fossò (Padova), l’11 novembre scorso per mano di Filippo Turetta, ha toccato l’Italia e ha portato una maggiore consapevolezza sul tema della violenza contro le donne. La massiccia partecipazione alla manifestazione di Roma promossa da Non Una di Meno NUDM (circa 500mila persone) e la presenza commossa di centinaia di persone ai funerali della giovane sono state il segnale di una nascente consapevolezza. Molte ragazze della sua età, forse, hanno compreso come mai era accaduto prima, che la violenza maschile può toccare qualunque donna, di qualunque condizione sociale, paese di nascita, età. Il numero di richieste di aiuto al 1522, il numero antiviolenza nazionale, è raddoppiato: da 200 al giorno a 400 con picchi di 500 telefonate. Non solo. In molti Centri antiviolenza della rete D.i.Re, sono aumentati gli accessi, in particolare nei Centri antiviolenza del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia con un 20% di accessi in più che hanno riguardato giovani donne nella fascia di età compresa tra i 20 e i 25 anni. Si tratta della fascia di età che solitamente è sottorappresentata nei Centri antiviolenza che accolgono soprattutto donne nella fascia di età compresa tra i 25 e i 55 anni. Anche a Demetra si è visto un incremento del 10% per le donne accolte nel Centro antiviolenza e del 5% per le emergenze, soprattutto nelle ultime quattro settimane.

È importante intervenire sulla sensibilizzazione e la formazione, in particolare per quello che riguarda gli interventi nelle scuole. Quest’anno Demetra è stata chiamata a intervenire, oltre che nel Liceo Scientifico Ricci Curbastro anche dalle scuole del Polo Professionale per far riflettere le giovani generazioni su un fenomeno che ha radici culturali e che si rafforza nelle disparità e asimmetrie tra uomini e donne. I semi che poi porteranno al gap tra uomini e donne, in tema di diritto al lavoro, alla salute, alla possibilità di percepire redditi adeguati e infine alla maggiore esposizione a molestie e violenze sessuali come a maltrattamenti, attecchiscono fin dalla più tenera età attraverso modelli educativi che perpetuano stereotipi e pregiudizi. Gino Cecchettin, il giorno del funerale della figlia, ha sollecitato gli uomini a fare la loro parte per accelerare un cambiamento culturale che non si può più rimandare perché siamo tutte e tutti stanchi di contare i femminicidi e di toccare con mano quanto le discriminazioni contro le donne siano ancora radicate nel nostro Paese fino ad essere percepite come normali.

Dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin ci appaiono meno accettabili. 

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