Femminicidi in Italia, dopo la morte di Federica Torzullo: il cambiamento culturale non deve essere rinviato

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Scarpe Rosse

Il recente femminicidio di Federica Torzullo, 41 anni, uccisa ad Anguillara Sabazia dal marito con numerose coltellate e ritrovata sepolta in un terreno vicino alla loro casa, ha di nuovo squarciato il velo su un fenomeno che continua a tormentare l’Italia.

Le indagini sui fatti del 9 gennaio sono ancora in corso: gli investigatori stanno effettuando nuovi accertamenti tecnici, compreso l’analisi della “scatola nera” dell’auto del presunto assassino, per ricostruire con precisione quanto avvenuto nelle ore successive alla scomparsa di Federica.

Pochi giorni dopo, i genitori dell’uomo accusato si sono tolti la vita nella loro casa, in una tragedia che ha aggiunto dolore e complessità a una vicenda già drammatica.

Questi eventi tornano a far discutere non solo per la ferocia del crimine, ma anche per quello che dicono del fenomeno dei femminicidi in Italia.

I numeri non smentiscono la gravità del fenomeno

Secondo i dati più recenti, nel 2025 gli omicidi e i femminicidi sono diminuiti rispetto all’anno precedente: gli omicidi complessivi sono scesi da 335 a 286 (-15%), e le vittime di genere femminile da 118 a 97 (-18%). Anche i delitti in ambito familiare e affettivo hanno mostrato un calo generale.

Eppure, nonostante questa lieve diminuzione statistica, la violenza contro le donne resta un’emergenza sociale e culturale: gran parte dei femminicidi continuano ad essere commessi da partner o ex partner, la violenza spesso avviene in ambito familiare e ricorrono motivazioni legate a controllo, gelosia patologica e relazioni di potere squilibrate.

Nel 2024, l’Istat ha stimato che circa 113 donne sono state vittime di femminicidio, in gran parte da persone con cui avevano una relazione affettiva.

Perché continua a succedere

Dietro ogni femminicidio c’è una storia — spesso di relazioni violente, stereotipi culturali, difficoltà ad accedere a reti di protezione e mancanza di interventi efficaci preventivi. Casi come quello di Federica raccontano l’urgenza di affrontare non solo la violenza esplicita, ma anche le cause profonde: cultura di possesso, fragilità emotive, incapacità di tollerare relazioni finite, e disuguaglianze di potere all’interno della società.

Una risposta che deve essere a 360°

La risposta a questo problema non può restare confinata alla sfera penale: serve un impegno culturale, educativo e istituzionale continuo per prevenire la violenza, sostenere le donne in difficoltà e trasformare gli atteggiamenti sociali che ancora tollerano o giustificano possibili abusi.

La memoria di Federica e di tutte le vittime di femminicidio ci ricorda che ogni dato, ogni statistica, ogni nome è una persona — una vita spezzata — e che il cambiamento è urgente.

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