La Cedu – Corte Europea dei diritti umani – condanna ancora l’Italia in materia di violenza domestica

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È arrivata un’altra condanna per l’Italia da parte della Cedu in materia di violenza domestica per violazione dell’articolo 3 della Convenzione dei diritti umani: “Nessuno può essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti”. Le autorità italiane – secondo i giudici di Bruxelles – non hanno agito con sufficiente tempestività e ragionevole diligenza mostrando incapacità nel condurre le indagini e non hanno garantito che l’autore del reato fosse perseguito e punito senza indebiti ritardi. Tantomeno tennero conto del problema specifico della violenza domestica e di conseguenza non fornirono una risposta proporzionata alla gravità dei fatti denunciati dalla ricorrente, agendo “in spregio al loro obbligo di garantire che l’accusato di minacce e molestie fosse processato rapidamente e non potesse quindi beneficiare della prescrizione”. Il ricorso venne presentato da una donna residente a Pisa. Il processo si trascinò per anni e si concluse con la prescrizione. La Cedu nel condannare l’Italia ha ribadito che si aspetta severità dagli Stati quando perseguono i responsabili della violenza domestica, perché la posta in gioco non è la questione della responsabilità penale individuale degli autori ma anche gli attacchi all’integrità fisica e morale degli individui. Ogni Stato “ha il dovere combattere il senso di impunità di cui gli aggressori possono pensare di beneficiare e mantenere la fiducia del pubblico nello Stato di diritto e il suo sostegno, in modo da evitare qualsiasi apparenza di tolleranza o collusione da parte delle autorità nei confronti degli atti di violenza”.

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