L’8 marzo: le pari opportunità per le donne sono ancora un miraggio

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Mimosa

È una mimosa amara quella che le donne hanno ricevuto nella Giornata Internazionale della Donna perché il bilancio sulla parità è in negativo. L’Italia non è ancora un Paese per donne. Riguardo l’occupazione, le donne sono 9,5 milioni contro 13 milioni di uomini. Le rilevazioni fatte nel 2022 indicano che il tasso di occupazione delle donne fra i 20 e i 64 anni è del 55%, mentre la media europea del 69%.

Secondo Eurostat una donna su cinque esce dal mercato del lavoro in seguito alla maternità. La decisione di lasciare il lavoro è causata nel 52% dei casi dai problemi legati alla conciliazione della cura dei figli con l’impiego e solo per il 19% da considerazioni economiche. Anche secondo il Rapporto Istat 2023, la maternità incide negativamente sul lavoro. Il tasso di occupazione delle donne tra 25 e 49 anni con figli di età inferiore ai 6 anni è pari a 55% mentre quello delle donne della stessa età senza figli, è del 77%. 

Ma questo non è l’unico problema.

In Italia sussiste un grave gender pay gap. Secondo i dati INPS, nel 2022 la retribuzione media annua è risultata costantemente più alta per gli uomini: 26.227 euro per gli uomini contro i 18.305 euro per le donne, con una differenza di 7.922 euro. 

Nel settore privato, il gender pay gap presenta fin dall’inizio un consistente vantaggio degli uomini. Se si guarda alla fascia d’età sotto i 30 anni, si va dall’8% al 24% della fascia d’età over 50. Tra i liberi professionisti, poi, il divario è impressionante: i dati mostrano che guardando il reddito medio annuo da lavoro autonomo il divario uomini-donne tocca il 45%. Per le donne che peraltro vivono più a lungo degli uomini e necessitano quindi di maggiori tempi di vita e di cura nella terza età, vuol dire avere pensioni più basse e anche meno risparmi. Insomma c’è ancora molto da fare per raggiungere la parità.

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